ESISTE LA DIETA PER LA CELLULITE?

https://www.martinaguida.it/2022/01/26/esiste-la-dieta-per-la-cellulite/

Prima di addentrarci nel clou del discorso, partiamo dalla definizione di

Cellulite (Termine tecnico: pannicolopatia edematofibrosclerotica):

essa è un disturbo degenerativo del tessuto adiposo (anche chiamato pannicolo adiposo).

Detta così, vi starete chiedendo: “ma che vuol dire?”

Immaginiamoci la cute suddivisa in :

Strato superficiale o Epidermide

Strato intermedio o derma

Strato sottocutaneo o ipoderma, anche conosciuto come pannicolo adiposo.

Quando si ha un’alterazione negli scambi venosi e linfatici, fra i tre strati avvengono delle anomalie.

Piccolo passo indietro:

Immaginiamoci il sangue e la circolazione sanguigna come quella deputata al trasporto di ossigeno e nutrienti, la linfa invece, oltre a svolgere un importante ruolo nel sistema immunitario, lavora come da “spazzina” di tutti gli scarti del metabolismo.

Quando fra i tre strati della cute, i liquidi ceduti per via capillare non riprendono il flusso per via linfatica e venosa e i cataboliti, rimanendo nelle zone interstiziali, non vengono drenati, si verifica una condizione infiammatoria da stasi idrica. ( liquidi trattenuti= ritenzione=gonfiore)

Ne deriva una condizione di compressione generale del connettivo, con costrizione delle terminazioni nervose e dei vasi sanguigni (da cui una riduzione della temperatura nelle zone cellulitiche).

Infatti uno dei modi per valutare lo stadio di avanzamento cellulitico è l’utilizzo di strumenti che vadano a percepire la temperatura corporea in quei determinati distretti .

Tuttavia il suffisso “ite”, in clinica, definisce uno stato di infiammazione, flogosi o infezione. E, nella cellulite, non è sempre presente flogosi, quanto con molta più probabilità alterazione dei tessuti interstiziali (e degli scambi che avvengono non in modo adeguato)

È più corretto parlare di cellulosi, prima, per poi andare a vedere come evolve e, in base alle manifestazioni, si potrà parlare di cellulite (manifestazioni tipiche sono vene varicose, stasi linfatica, e rispettive patologie, tutte condizioni dovute ad infiammazione di basso grado)

La donna, sin da sempre, è più colpita dell’uomo in quanto geneticamente predisposta ad avere una massa grassa essenziale maggiore.
Ma anche l’uomo può essere colpito da cellulite.

Dal punto di vista del sesso femminile, si può andare ad evidenziare come, la predisposizione genetica e la conseguente appartenenza ad un morfotipo piuttosto che un altro, siano già fattori influenti nella insorgenza di questa problematica.

Quando si parla di morfotipo, non si deve pensare di poter categorizzare una donna, perché verosimilmente siamo tutte un misto fra più morfotipi. Identificarne i principali, può essere di aiuto nell’individuare le caratteristiche fisiche predominanti.

Morfotipo 1: donna ginoide con fisico a pera

Morfotipo 2: donna androide con fisico a mela

Morfotipo 3: donna rettangolo

Morfotipo 4: donna clessidra

Ognuna di queste avrà delle esigenze specifiche in termini di alimentazione e corretta ripartizione e proporzione fra macronutrienti (che ricordo essere carboidrati, proteine e grassi)

In generale tornando al discorso cellulite, spesso viene confusa con situazioni simili fra cui ritenzione idrica (edema), che può essere invece uno degli stadi cellulite

Oppure ancora può esser confusa con uno stato di flaccidità, ossia un abbassamento fisiologico dello strato sottocutaneo, che va a rendere la pelle allentata e “floscia”.

Condizione prevalentemente riscontrata a livello dei glutei, delle cosce e nelle porzioni sopra il ginocchio. Ma qui la causa è prevalentemente di natura meccanica: può essere che la massa grassa predomini su tali sezioni corporee, meno capaci di trattenere liquidi.

Viene inoltre confusa con un eccesso di grasso.(più giù sarà affrontato l’elenco di errori commessi, spesso e volentieri, in questa situazione)

Quindi, prima di arrivare a fare auto-diagnosi o diagnosi by google, Instagram e simili, consiglio sempre una visita da specialisti del settore.

Nel caso specifico della cellulite, oltre ad esistere strumentazioni molto valide, si può anche rilevare il grado di avanzamento:

Primo stadio o edematoso, in cui prevale il ristagno di liquidi a livello tessutale e la cellulite si avverte solo al tatto. Può essere presente gonfiore e pesantezza degli arti inferiori.

Secondo stadio o fibroso: coinvolge il tessuto adiposo. Già a questo stadio la cellulite è visibile (buccia d’arancia): il ristagno di liquidi e la cattiva circolazione producono un ”rigonfiamento” delle cellule di adipe. A questo punto si formano piccoli noduli e il tessuto connettivo di sostegno perde elasticità e diventa più rigido.

Terzo stadio o sclerotico: è il risultato finale del processo di degenerazione tessutale. A questo stadio i noduli risultano induriti e dolenti. La pelle presenta avvallamenti e gonfiori evidenti, che le conferiscono l’aspetto ”a materasso”.

Riguardo alla necessità di discriminare la cellulite da necessità di dimagrimento è una verità fondata poiché, molto spesso, la prima scelta della donna che si vede allo specchio e nota quei fastidiosi inestetismi, è proprio quella di rivoluzionare la propria dieta, riducendo le quantità di tutto:

per qualche giorno probabilmente si otterranno dei benefici, si potrebbe vedere il peso calare, ma senza realmente vedersi e sentirsi bene.

Qual è l’errore comune commesso dalla gran parte delle donne?

Eliminare. Eliminare alcune tipologie di alimenti o categorie alimentari o, ancora, dei macronutrienti: i grassi e i carboidrati sono fra i primi ad essere ridotti insieme o separatamente.

 Con una dieta ipocalorica si va a stimolare una classe di recettori chiamata alfa 2 adrenergici.

Essi, tuttavia, sono poco responsivi a diete ipocaloriche non ben proporzionate e con una carenza di macronutrienti, fra cui in primis apporto di grassi.

L’optimum sarebbe creare delle ciclizzazioni, da personalizzare, di cui parleremo più avanti.

LE CAUSE-principali- DELLA CELLULITE o “cellulosi”

1. Carenza di androgeni (dovute a cicli anovulatori, amenorrea da pcos, calo di progesterone o dominanza estrogencica) e/o aumentata produzione di estrogeni, di cui sono riscchi  gli adipociti  nelle zone interessate . Gli estrogeni sono ormoni che esercitano un’azione che favorisce l’accumulo di grasso all’interno di queste cellule.

Altra possibile causa:

2. Carenza di ormoni della crescita( ormoni secreti soprattutto in risposta ad allenamenti )

3. Eccessiva secrezione di insulina

4. familiarità, abitudini di vita non corrette, come l’abuso di alcool e di sigarette, una vita sedentaria, il soprappeso, la stitichezza.

Anche indossare indumenti troppo stretti o scarpe con tacchi troppo alti sembra giocare un ruolo importante per gli effetti sulla circolazione delle gambe.

LE PRIME SOLUZIONI DOVREBBERO QUINDI AVERE SCOPO QUELLO Di:

– Correggere squilibri ormonali –

– Personalizzare il proprio allenamento in base alle esigenze –

-Supportare il lavoro del fegato e contrastare eccesso di estrogeni/metaboliti estrogenici –

-Evitare picchi insulinici (nella donna è sconsigliato fare super-ricariche di carboidrati, esagerare nelle porzioni e nelle frequenze di carboidrati semplici ed esagerare con i latticini)

-Non eliminare il sale

Breve Parentesi sul Sale:

Quando si riduce l’assunzione di sale, emergono una serie di nemici dell’aspetto asciutto. Il sale contiene sodio e in misura minore potassio sotto forma di ioduro di potassio. Quando il sale/sodio è ridotto o eliminato dalla dieta, il risultato è un maggiore rilascio di Aldosterone. Ciò fa si che il corpo espella più potassio e trattenga più sodio/acqua. La susseguente ritenzione d’acqua dà all’atleta un aspetto gonfio, a causa degli squilibri fra gli elettroliti.

-Curare l’idratazione ed il rapporto Acqua-Sale

-Non bere troppo poco ma neppure troppo

Ma anche attenzione alla qualità dell’acqua che si beve

-Non bere acque a basso residuo fisso, se non sotto indicazione, in quanto povere di minerali che, concorrerebbero a causare abbassamento di pressione

Un trucco è : bere a piccoli boli nella giornata, iniziando al mattino a digiuno, con un pizzico di sale

Un altro trucco per capire il nostro stato di idratazione è: valutare il colore della nostra pipì (assieme magari a degli esami chimico fisici delle urine)

-Non abusare di verdura, legumi e fibre

La fibra, imbibendosi di acqua, rallenta il ritorno linfatico

Si crea uno squilibrio nell’apporto degli elettroliti, in particolar modo su magnesio e potassio –

La verdura ha un effetto ipotensivo… e, in donne già ipotese, peggiora il ristagno negli arti inferiori!

-Non abusare di apporto proteico elevato

– Non abusare di alimenti e sostanze che vasocostringono: spezie piccanti, caffeina, teina, cioccolato

-In generale è quindi da consigliare un tipo di alimentazione anti-infiammatoria (che non vuol dire cercare su google queste parole, perché di base ogni tipo di alimentazione PUO’ diventare anti-infiammatoria), basata su un consumo adeguato di alimenti contenenti anti ossidanti, che al tempo stesso monitori il consumo di alimenti processati e raffinati e che tenga anche in considerazione il giusto rapporto fra omega 3 ed omega 6.

Laddove necessario poi, integrare con fitoterapici o nutraceutici specifici per il tipo di problematica riscontrata.

Ecco perché è importante affidarsi sempre a personale qualificato, in grado di capire ed indirizzare il paziente/cliente verso la giusta strada

Spero che questi contenuti vi siano utili

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A presto

Martina Guida, dott.ssa biologa Nutrizionista

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Martina Guida

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Dott.ssa Martina Guida

Biologa Nutrizionista
Il nutrizionista è come un insegnante che cerca di fornire le conoscenze agli alunni affinché poi vadano avanti soli, al tempo stesso il mio scopo è darvi gli strumenti per poi utilizzarli nel modo giusto.