Ricordo ancora quando, nel pieno della seconda pandemia,ho deciso di iniziare il corso teorico pratico
di Mindful Eating, tenuto da quella che allora era la be-well academy, ora Intuitve Academy, della dott.ssa Cinzia Dalla Grassa..
Ho deciso di intraprendere questo corso perchè ero molto curiosa di questo concetto che iniziava a spopolare, Mangiare consapevolmente, o meglio conosciuto con il suo termine originale “mindful eating”
Pur lavorando in questo tipo di settore, sarei stata ipocrita nel dire che sapevo cosa volesse dire e cosa comportasse il <mangiare consapevolmente>
Essendoci state anche lezioni pratiche, quando è stato affrontato il discorso su “le 9 diverse tipologie di fame”, passate in rassegna tutte quante, ad un certo punto la prof ci ha fatto riflettere su una di queste, la fame degli occhi:
ci fece l’esempio del tipico buffet di dolci che passa dinnanzi a noi, alla fine di una cerimonia o in qualsiasi altro evento.
Ci disse “provate a pensare a quei pezzi di torta, così belli, come apparirebbero se fossero tutti ammassati l’un l’altro…avreste sempre l’acquolina in bocca vedendoli?”
Effettivamente, alzi la mano chi è che, pur sufficientemente sazio, alla vista di tanti dolci succulenti, non ha ancora voglia di mangiarli??
Sulla fame del tatto, basti invece pensare a come, da piccoli, si inizia a mangiare utilizzando le mani e come questo,per loro, sia una cosa del tutto naturale.Alcune culture hanno mantenuto questa abitudine, che consente di entrare in contatto diretto con il cibo, assaporandolo.
A volte, infatti, alcuni cibi hanno un sapore diverso se mangiati con le mani, ci avete fatto caso??
Provate a pensare quando sentite qualcuno che mangia le patatine, quelle in busta per intenderci, e fate caso se vi capita di avvertire il sopraggiungere della voglia di qualcosa di simile.
Sentire\ascoltare il suono di un determinato cibo, può evocare talvolta la voglia di quest’ultimo. La possiamo chiamare fame delle orecchie.
La fame del naso: domenica mattina, passeggiata di piacere, ore 12:00, dai balconi delle case fuoriescono odori di polpettoni\lasagne\patate al forno…l’olfatto ha un ruolo imponente sulle nostre scelte alimentari.
La fame della bocca ci permette di capire ciò di cui siamo più “addicted”. Per esempio vi sono persone che necessitano di sentire in bocca il sapore dolce, altri il piccante, altri l’amaro…
Focalizzarci su quello che mangiamo, quando lo mangiamo, permette di renderci più consapevoli se realmente stiamo gustando oppur stiamo, semplicemente, mangiando passivamente. (magari distogliamo l’attenzione dall’atto in sè del cibarci, guardando altrove, guardando il telefono, il messaggio, la tv e si finisce per divorare tutto, senza aver gustato nulla).
La fame da brontolìo, la fame da buco nello stomaco: delle volte queste due condizioni si sviluppano anche quando si è in uno stato di allerta o di forte ansia, per cui si tende a confondere le richieste del nostro corpo.
Essere più “mindfulness” permette di discernere le une dalle altre.
Quando si tratta di fame, dovuta a mancanza di cibo e ad espansione dello stomaco (da qui, la sensazione di buco), mangiare sarà l’unico strumento per alleviarla. Dopo di che, cesserà.
Nel secondo caso, mangiare sarà solo un palliativo, che potrebbe innescare il circolo vizioso.
La fame delle cellule è ancora più difficile da comprendere a parole, ma facile da mettere in pratica: quando il nostro corpo richiede determinati cibi\bevande è perchè , probabilmente, vi sono carenze specifiche
Esempio una spremuta di arance quando, in pieno inverno, si avverte una sensazione di indebolimento delle difese immunitarie o sentiamo imminente l’arrivo di un raffreddore oppure, quando la donna, in pieno ciclo o in fase pre, sente l’esigenza di mangiare determinati alimenti,come il cioccolato: questo, in modo particolare quello amaro, contiene una modesta quantità di Magnesio, micronutriente fondamentale nel ridurre gli stati ansiosi\contribuisce a ridurre la percezione di dolore.
La fame della mente è quella strettamente connessa con i messaggi che spopolano sul web,le diete miracolose, le false credenze, le proibizioni imposte o autoimposte
Più è la mente a parlare, meno sarà il corpo ad essere ascoltato.
In questo caso serve un allenamento costante affinchè vi sia sintonia fra i pensieri della mente e come vengono letti e recepiti,poi, dal corpo.
Infine la fame del cuore…è quella su cui potremmo aprire un vaso di Pandora senza mai chiuderlo,
È quella che ci spinge a desiderare di mangiare per riempire un vuoto che ,però, non è quasi mai dello stomaco, ma di altro…
Ma è anche la fame che ci permette di associare un cibo ad un ricordo piacevole…ad esempio la torta di mele della nonna, i biscotti di Natale che si preparano in famiglia tutti insieme, è quel cibo che si è soliti mangiare per tradizione…
Trattandosi di emozioni, prima di tutto bisognerebbe lavorare sul tipo di emozione, riconoscendola.
Una volta fatto questo, cercare di capire se ci stiamo lasciando travolgere da essa\e per migliorare il nostro stato d’animo, può esser una domanda da porsi.
So che è un discorso molto, molto complesso…ma se tutti fossimo in grado di praticare più mindfulness, quotidianamente, non dico che diventeremmo bravissimi
nel distinguere i diversi tipi di fame allo scopo di soddisfarle tutte e trarre il massimo piacere dall’esperienza del cibo, ma di sicuro miglioreremmo molti aspetti…
Spero di avervi lasciato spunti di riflessione,
Al prossimo articolo
Vi abbraccio
Martina
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